Adoro l'Inter. Sono interista da quando ho iniziato a capire che nella vita la sofferenza è una costante, mentre la felicità il breve intervallo segnato da una telefonata tra Moggi e ...
Ieri pomeriggio, lo stadio era tutto esaurito. Pure Mancini non scherzava affatto quando si è accorto che il suo ciuffo aveva diverse doppie punte.
L'aria del Meazza era festosa. Famiglie con bambini al seguito, un sacco di facce nuove, vecchi tifosi che da anni non frequentavano più la curva, si è rivisto persino Recoba.
In tribuna i più vecchi raccontavano aneddoti dei tempi in cui un tale Gresko, calciatore efficace come Superman con una supposta di kriptonite, fu capace di far perdere all'Inter uno scudetto all'ultima giornata. Altri, più giovani, ricordano i tempi in cui telecom faceva affari d'oro grazie alle fitte comunicazioni tra dirigenti di squadre e arbitri, prima che la magistratura si intromettesse nel libero mercato dei campionati.
Inizia la partita, ma non gliene frega niente a nessuno, nemmeno ad Adriano, che mentre Perrotta segna il primo gol, continua a firmare autografi. In tribuna Tronchetti Provera, con la mente ancora rivolta agli americani di AT&T, pensa che potrebbe essere un'ottima idea quella di inserire Adriano nel pacchetto da offrire al messicano.
La Roma non fa in tempo ad esultare, che da Cardiff arriva la notizia della bocciatura della candidatura dell'Italia agli Europei del 2012. La Melandri, tra le lacrime, pare che abbia detto: "E mo a che cazzo serve un ministero dello sport?"
Basta poco all'Inter per pareggiare. Rigore falso come gli scudetti della Juventus e Materazzi segna l'1-1. Per tutto il secondo tempo, l'Inter domina il campo. Doni, il portiere della Roma, gioca con l'accanimento di un militare americano ad Abu Grahib, e para di tutto.
All'80, inizia a girare la voce che l'arbitro abbia già fischiato la fine. Di buon ordine, come scolaretti all'uscita di scuola, gli interisti lasciano la Roma da sola in mezzo al campo. I romanisti, a cui era successa la stessa cosa a Manchester una settimana prima, non abboccano al tranello, e in assoluta solitudine infiliano altri due gol nella porta di Julio Cesar.
Festa rimandata, campionato ancora aperto, e l'anima de li mortacci di Gresko che continua ad aleggiare sull'Inter.