Manituana
Non è facile parlare dell'ultimo lavoro dell'ensemble letterario che va sotto il nome di Wu Ming.
Manituana rappresenta un ulteriore evoluzione del consorzio bolognese rispetto ai precedenti romanzi collettivi. Analogamente a questi si è scelto di proseguire sulla via del romanzo ucronico, ma in un'accezione differente rispetto alle forme narrative tipiche dei romanzi di fantascienza. In questo caso, non si presenta alcuna sostituzione della verita storica con ipotesi controfattuali ipoteticamente plausibili. Al contrario, le vicende narrate sono storicamente ineccepibili, figlie di un lungo lavoro di ricerca e analisi assai rigoroso. Semmai, in Manituana ci troviamo di fronte ad una sorta di ucronia implicita. Il lettore non può non domandarsi cosa sarebbe successo se...
E quel se, è riferito ad uno degli eventi più importanti della storia moderna, la rivoluzione americana. La scelta del periodo storico in cui è ambientato il romanzo non deve essere stata casuale. Dopo i fatti dell'11 settembre negli Stati Uniti è iniziato ad imporsi un interrogativo categorico: perchè ci odiano? Molti storici, per fornire una risposta a questa domanda, si sono rituffati nello studio dei miti dell'origine della nazione americana. Basta farsi una piccola ricerca su Amazon per rendersi conto del fiorire di pubblicazioni inerenti il periodo storico compreso tra il 1770 e il 1780. Probilmente, per trovare una giustificazione storica dell'attuale politca americana è proprio necessario partire dalle origini, dallo sterminio di una delle domocrazie più antiche di quel momento, la confederazione irochese.
Sono molti altri i temi che rendono Manituana uno dei romanzi storici più complessi degli ultimi anni, qualcosa a cui forse non eravamo più abituati. Un romanzo scritto con impegno e fatica, oltre che con eccezionale bravura.
A tal proposito, merita una menzione il capitolo ambientato a Londra. In tale frangente fanno la loro comparsa sulla scena i Mohok di Londra. Si tratta di un gruppo di morti di fame, tagliagole da strada che accampano presunte discendenze dinastiche dai Mohawk d'oltreoceano. Il loro quartier generale è una locanda nei pressi di Soho, da cui imperversano per la città prendendo di mira soprattutto nobiluomini in parrucca. Ciò che caratterizza questi loschi figuri è il loro linguaggio. Ispirati dal mitico "Arancia Meccanica" di Anthony Burgess, i Wu Ming sono riusciti a ricreare un lessico particolarissimo, forse difficilmente comprensibile ma estremamente musicale e piacevole. Del resto, chi ha avuto modo di vivere, anche per poco, in Gran Bretagna conosce la grande differenza tra l'inglese parlato dalle worker class, middle class e upper class.
Non c'è che dire, tanto di cappello ai Wu Ming e speriamo che esca presto il secondo romanzo di questo meraviglioso trittico alla riscoperta della storia di quando tutto era ancora possibile.




