scritto da dottorTroy il giovedì, 28 giugno 2007,15:35

Dopo la vicenda di Kenneth Forster, il ragazzo condannato a morte per un omicidio che non ha mai commesso, un'altra vicenda di malagiustizia americana.

La notizia è stata pubblicata dal sito di Carmilla

CARLO PARLANTI: STORIA DI UN PRESUNTO COLPEVOLE

parlanti.jpgdi Gabriele Ferraresi

Di certe storie si parla sempre troppo poco; e di questa poi in particolare, che non è neanche facile da seguire, che è una storia complicata, seppur cristallina nel suo orrore, con un sacco di date e nomi da ricordare, non si parla più. In passato se ne è parlato si, ma di certo non abbastanza, o non abbastanza da fare massa critica perché succeda qualcosa. Dal 3 giugno 2005 Carlo Parlanti (nella foto) si trova rinchiuso nel carcere di Avenal, California: è stato condannato per reati che non ha mai commesso, accusato da una teste squilibrata, durante un processo farsa. Possibile? Negli Stati Uniti? Nella land of freedom che qualcuno, magari a capo di qualche quotidiano d’opinione di poche pagine, considera tale? Si, possibile.
Carlo Parlanti nasce a Montecatini nel 1964, cresce in una famiglia come tante altre, studia allo scientifico, poi, all’università, Fisica. A venticinque anni è a Milano, a cercarsi un lavoro: è uno sveglio, che sa studiare, e finisce che manda un curriculum ad un’importante multinazionale alimentare, una di quelle oggi più osteggiate. In epoca pre-global Carlo Parlanti ha bisogno di campare: e inizia a lavorare in Nestlè, fa l’analista di sistemi e il project manager, si direbbe oggi.

Fa carriera in fretta, si sposta spesso in giro per l’Europa, è uno a cui quella vita piace, sempre in giro, mai un giorno uguale ad un altro. A un certo punto cambia, di punto in bianco, così: è uno che dalla sera alla mattina è capace di partire per l’America. E lo fa, nel 1996: prende e parte, a quel punto non lavora già più in Nestlè, ma per la Dole: la carriera va a gonfie vele. Oltre al lavoro, però, c’è un’altra passione nella sua vita, le donne. Tante, con cui si lega per poche settimane o qualche mese, per un paio d’anni o alcuni giorni. Comunque, tante: anche da quel versante le cose non vanno affatto male, anzi, sembra una vita di quelle da spot, vite in ordine, pulite, progettate per essere invidiate. Sembra.
L’anno è il 2001: Carlo Parlanti conosce una donna, Rebecca McKay White. Lei è del 1959, ha qualche anno in più, e li dimostra tutti, si conoscono ad aprile, lavora in una gioielleria dove Carlo Parlanti va a cambiare la pila dell’orologio. Sono proprio i mesi vicini all’undici settembre quelli in cui i due si conoscono meglio; a novembre Rebecca McKay White perde il lavoro, è in un momento di difficoltà, in California c’è crisi, c’è paura e c’è recessione. Soprattutto c’è una catastrofe dall’altro lato dell’America che ha appena colpito tutto il pianeta. I due si spostano da Monterey al Westlake Village, vicino a Malibu. Vivono sotto lo stesso tetto, la casa di Carlo: i mesi passano, arriva un anno nuovo, il 2002.
L’estate del 2002 è il momento chiave: Carlo Parlanti ci pensa da un po’ a tornare in Italia, a far fruttare l’esperienza americana, a spendere il know-how acquisito nel grande gruppo internazionale. Oltretutto, è stufo di Rebecca McKay White, non ce la fa più, vuole lasciarla: e tutte queste cose, lui che è un tipo che sa ripartire da zero senza fiatare, prende e le fa. Il 16 luglio 2002 la storia con Rebecca McKay White finisce: come mai una data così precisa? Perché ci sono varie email spedite ad amici, oltre alle dichiarazioni del processo, che lo testimoniano. Rebecca McKay White viene “messa alla porta” da Carlo Parlanti, che a quel punto ha praticamente deciso di mettere la parola fine all’avventura oltreoceano.
Due giorni dopo, il 18 luglio 2002, la donna che ha appena lasciato, sporge denuncia contro di lui: racconta di una notte in cui Carlo Parlanti l’avrebbe prima sequestrata, poi picchiata, in seguito sodomizzata costringendola a praticare del fist fucking, e infine, dopo averla legata con delle fascette di plastica, violentata ripetutamente. Accuse gravissime, accuse che meriterebbero indagini approfondite, perizie, testimoni; in una parola, prove.
Ad agosto Carlo Parlanti torna in Italia: sarà libero e ignaro della vicenda fino al mese di luglio del 2004, quando verrà fermato all’aeroporto di Düsseldorf, dove scoprirà un mandato di cattura internazionale col suo nome sopra.

DUE ANNI DI BUIO

Cosa succede dall’estate del 2002 all’estate del 2004? Due anni di blackout, due anni in cui Carlo Parlanti torna a lavorare in Italia e in Europa, a fare quello che faceva prima. E Rebecca McKay White? Negli Stati Uniti, ad aspettare. Ad aspettare che, complice un giro di vite californiano riguardo ai reati a sfondo sessuale, Carlo Parlanti torni negli states, ma da imputato. Ad aspettare di potersi godere per il resto dei giorni una vendetta per essere stata scaricata, che le concederà anche una piccola “pensione” vitalizia in quanto vittima di violenza sessuale.
Peccato che non sia accaduto nulla del genere, che le violenze restino presunte e senza prove, ma lo vedremo meglio successivamente. Proseguiamo con ordine: dopo essere rimasto per circa un anno incarcerato in Germania, dall’estate del 2004, alla primavera del 2005, senza che ci fossero prove, evidenze, fatti, che giustificassero il suo fermo, viene estradato. Questo malgrado il suo legale in Germania, Franzisca Lieb, cerchi di portare avanti ricorsi su ricorsi riguardo alla patente inammissibilità dell’estradizione, e lo stesso faccia anche Cesare Bulgheroni, il legale italiano di Carlo Parlanti, che tenta un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sempre per violazione dei trattati internazionali di estradizione. Senza successo.
Il 3 giugno 2005 il manager sempre in giro per il mondo, sempre pieno di donne, uno che ancora un po’ non sa neanche come ci è finito in quella cella a Düsseldorf, si trova impacchettato su un aereo, destinazione, California.

IL PROCESSO

Trasferito da Düsseldorf a Ventura, in California, Carlo Parlanti si trova a vedere istruito contro di lui un procedimento penale. Il processo produrrà una serie inimmaginabile di prove create dal nulla, - a volte comparse direttamente, come nel caso delle foto, su richiesta del district attorney - di testimonianze ritrattate e confuse, di accuse prive di fondamento e indimostrabili. Nel dettaglio; il procuratore distrettuale parla di Carlo Parlanti, il project manager in giro per il mondo, uno che viaggia in continuazione, uno pieno di donne, come un delinquente.
Si parla di precedenti penali per rapina a mano armata, violenze assortite, tutti reati commessi in Italia;
peccato che l’estratto della fedina penale del Parlanti sia lindo, pulito, come un lago senza fango, direbbero in un film agghiacciante almeno quanto questa vicenda. E’ solo l’antipasto: una delle dichiarazioni più incredibili di Rebecca McKay White, riguarda l’alcool che Carlo Parlanti avrebbe ingerito, prima di abusare di lei, nella notte del 29 giugno. Quattro litri di chardonnay in circa cinque ore; una quantità che l’avrebbe portato alla morte, visto che comporta un BAC – il blood alcool content - di circa 0,63, ed il coma etilico sopraggiunge già intorno a 0,40. Fosse la sola dichiarazione assurda: Rebecca McKay White in precedenza aveva già ritrattato la data della violenza, passando dal 6 luglio al 29 giugno 2002 - evidentemente per guadagnare qualche giorno - allo scopo di giustificare l’assenza di ematomi visibili, ed il non poter essere oggetto di un med-legal, l’esame ginecologico cui vengono sottoposte le vittime di violenze sessuali.
Già, perché riguardo alla notte del fist fucking, Rebecca McKay White racconta di un’emorragia fortissima in seguito al braccio che Carlo Parlanti le avrebbe prima infilato a pugno chiuso nella vagina, e poi, con il palmo della mano aperto, nel retto. Un’emorragia che, sempre secondo Rebecca McKay White, aveva lasciato tracce nel letto, chiazze di sangue che erano passate attraverso le lenzuola fino a inzuppare il materasso. Superfluo dire che al momento delle denuncia, la polizia si reca in casa e non trova nulla. Trova l’ordine, trova il letto rifatto, trova la vita da spot di Carlo Parlanti. La parete di cartongesso contro la quale Rebecca McKay White dichiara di essere stata sbattuta con il viso per decine di volte, perfettamente integra, è tutto perfettamente in ordine. Nessuno ha visto operai o qualcuno che possa avere effettuato delle riparazioni. Carlo Parlanti nel frattempo è altrove, sempre negli Stati Uniti, a Gulfport, nello stato del Mississippi. Non sa nulla.
La donna già in passato, in occasione del divorzio dal primo marito, aveva manifestato segnali di instabilità psichica, ora durante il processo, ammette candidamente di avere problemi con la memoria a breve termine, il che torna utile, se si deve giustificare davanti ad un avvocato, davanti ad una corte, ad una giuria, come mai si è voluto ritrattare, anticipandolo di una settimana, il giorno più traumatico della propria vita. Ricordate? Dal 6 luglio, al 29 giugno del 2002. Difficile confondersi, tanto più se si presenta la denuncia per i fatti il giorno 18 luglio. In un lasso di tempo tanto breve, una settimana è un bel po’ di tempo, per confonderne una con un’altra; una settimana come centinaia di altre, con una nella quale si hanno subito violenze raccapriccianti.

LE FOTO

Una delle prove più sconvolgenti, presentate da Rebecca McKay White, e incredibilmente ritenute valide, sono le due foto in cui è ritratta con un vistoso ematoma in corrispondenza dell’occhio sinistro. E’ una foto che compare dopo anni dalla denuncia, dopo tre anni, in pratica su richiesta del district attorney: ed è un falso. E’ un falso che però risulterà decisivo per la condanna di Carlo Parlanti. Perché è un falso? Bisogna osservare, neanche troppo accuratamente, le due immagini, quelle presentate dopo tre anni, quelle con l’occhio sinistro macchiato da un livido bluastro, e un’altra immagine, scattata dalla polizia di Ventura in occasione della denuncia, il 18 luglio 2002. La stessa persona, che però presenta qualche anno di differenza, un taglio di capelli diverso, la pelle più liscia. Non solo: in sede dibattimentale Rebecca McKay White sostiene di essersi scattata quelle foto nel bagno della casa di Carlo Parlanti, seduta sulla toilette. Purtroppo la memoria – in fondo l’aveva dichiarato, di avere problemi con la memoria a breve termine… - le gioca uno scherzo: il bagno di Carlo Parlanti è tinteggiato di giallo. Le foto presentate da Rebecca McKay White, scattate con una compattina usa e getta, hanno uno sfondo bianchissimo con riflessi azzurri. Nonostante sia evidente si tratti, si, della stessa persona, ma in anni e luoghi differenti – dettagli da niente, per una prova di reato… – rispetto a quelli dove fu commessa la presunta violenza, incredibilmente viene emessa una condanna contro Carlo Parlanti.

LA CONDANNA

prigioneavenal.jpg

Sono nove gli anni di reclusione cui viene condannato Carlo Parlanti. Da scontare nel penitenziario di Avenal (nella foto), dove le cose si mettono, prima ancora che male, peggio: viene coinvolto in una rissa, non si sa come, ma contrae l’epatite C. Soffre di piorrea, perde i denti. Reagisce male, come reagisce un innocente in galera senza un motivo.
Da tempo sono attivi un sito,
www.carloparlanti.it che si occupa nel dettaglio di questa allucinante vicenda, ed una petizione per fare chiarezza su una storia complicata, come si diceva all’inizio, difficile da seguire, con un sacco di date e di luoghi da ricordare; e di cui ci si sta dimenticando un po’ troppo rapidamente.

categoria: politica
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Insieme a te non ci sto più...

scritto da dottorTroy il mercoledì, 27 giugno 2007,14:07

A distanza di poco più di un mese dal family day, l'Istat rende note le statistiche sull'incremento dei divorzi e delle separazioni nel Belpaese. 

I dati offerti dall'Istituto nazionale di statistica ci informano, che dal 1995 al 2005 i divorzi sono aumentati del 74 % e le separazioni del 57,3 per cento. Insomma, percentuali che potrebbero far pensare che sopra la ''sacra famiglia italiana'' tira una brutta aria.

Se è vero quanto asserito da alcuni fondamentalisti vaticani, che la nostra società è fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, allora siamo davvero nella merda fino al collo, e come direbbe Gino Bramieri, speriamo almeno che non si crei l'onda.

Ma il dato più interessante riguarda la difformità geografica delle percentuali. Pare infatti che al Sud le coppie che scoippiano siano di meno. Questa tendenza è figlia di un condizionamento sociale e culturale oppure, più semplicemente nel mezzogiorno d'Italia amor amnia vincit?


- ''Separazioni e divorzi in Italia'' l'indagine Istat (pdf)


categoria: politica, sfogo, satira
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scritto da dottorTroy il martedì, 26 giugno 2007,13:58

All'indomani della pubblicazione dei risultati elettorali, il neo eletto governo di centro sinistra affermò che la modifica delle legge elettorale era tra le priorità assolute dell'azione di governo.  In effetti, la tanto vituperata legge porcata di Calderoli & Co. (che alla fine si era persino ritorta "edipicamente"  contro coloro che l'avevano varata) aveva dato adito ad una maggioranza al Senato costretta  a far affidamento sulla longevità dei senatori a vita.

E' passato più di un anno, ma di progetti di legge elettorale non se ne parla. Si è detto di tutto e di più in questi primi 500 giorni di governo, anche di argomenti del tutto estranei al programmone dell'Ulivo, ma non di legge elettorale.

In effetti, in Italia c'è la consuetudine - molto democratica - di fare le leggi elettorali in prossimità delle elezioni, quando - grazie ai dati statistici - la maggioranza può cercare di adeguare la legge al proprio elettorato per trarne il maggior numero di seggi.

E' pur vero che l'attuale movimento referendario potrebbe indurre il centrosinistra ad una riflessione su questo tema. Nel frattempo, ai nostri politicanti consiglio di prendere ad esempio quanto avviene nella Città del Vaticano.

Il Papa, per essere sicuro che lo Spirito Santo non si sbagli nel guidare i cardinali durante la scelta del prossimo pontefice, ha ripristinato le precedenti norme sul Conclave: per eleggere il suo successore, sarà dunque necessaria la maggioranza dei due terzi, indipendentemente dal numero di votazioni che saranno necessarie per raggiungerla. Con un "motu proprio" pubblicato oggi, Benedetto XVI ha abolito la possibilità che dopo 30 scrutini infruttuosi il Conclave potesse decidere di passare alla maggioranza semplice.

 

categoria: politica
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L'inganno

scritto da dottorTroy il lunedì, 25 giugno 2007,16:01
categoria: politica, cazzate, satira
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La polizia, l'omertà e le mele marce ...

scritto da dottorTroy il venerdì, 22 giugno 2007,14:47

Se c'è una cosa che mi fa davvero incazzare è la teoria delle mele marce. L'adagio popolare per cui, tra centinai di migliaia di poliziotti è statisticamente provato che ci sia qualche mela marcia.

Questa teoria, che è più una giustificazione, non può essere accettata da chi abbia un minimo di sale nella zucca, ma soprattutto non può essere utilizzata per scaricare le colpe del gruppo che ospita le mele marce.  

Se fosse vero che le forze dell'ordine sono sane - salvo le immancabili mele marce - dinanzi alle evidenze degli abusi commessi dai molti uomini in divisa negli ultimi anni, si sarebbero iniziati altrattanti procedimenti penali volti ad accertare l'effettiva sussistenza delle responsabilità imputate ai predetti signori.

Il Capo della Polizia, o chi per lui, avrebbe fatto di tutto per cercare di isolare i comportamenti "deviati" di alcuni (molti!!!) dei suoi membri (intesi in senso anatomico!!). 

Per rendere il concetto di più immediata comprensione potrei usare la metafora dell'arto in cancrena. Dinanzi ad un pisello in cancrena, il malato, per quanto legato alla sua propaggine più cara, non esiterebbe a chiedere l'intervento del medico per scongiurare la morte. L'intervento sarà di sicuro doloroso, ma necessario. In questo modo il corpo si libera della parte "malata" senza intaccare le rimanenti funzionalità.

Tornando a noi, quindi, ci si sarebbe legittimamente aspettati, quantomeno dinanzi ai più eclatanti fatti di cronaca, un intervento dei funzionari della Polizia volti a denuciare alla magistratura "le mele marce".

Questo non è avvenuto una sola volta.

Al contrario, come si è visto negli ultimi giorni, all'interno della Polizia esiste un clima di intimidazione omertosa, quella che il vice questore Fournier chiama "spirito di appartenenza". Uno spirito di appartenza che è finalemnte costato il posto all'intoccabile  De Gennaro (sarà contento Cossiga) e perfino un'indagine per accertare l'istigazione alla falsa testimonianza (a sei anni di distanza dai fatti di Genova che gli sarebbero dovuti costare il culo!!!). Aspettiamo la sentenza, ammesso che si giunga ad un rinvio a giudizio.

La stessa omertà e scorrettezza che ha portato alla contraffazione dei verbali sulle circostanze dell'assassinio di Federico Aldovrandi.

Sempre le solite mele marce. Sempre il solito copione,  che si ripete senza soluzione continuità ogni volta che qualche membro (come sopra) delle forze del disordine compie un crimine nell'esercizo delle sue funzioni.

categoria: politica, sfogo
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Il blogger di Berlusconi

scritto da dottorTroy il giovedì, 21 giugno 2007,11:54

Meno di una settimana fa la giornalista de "La Stampa",  Elena Sacco, annunciava - dalle colonne del giornale torinese - la volontà dell'ex premier di voler aprire un blog. Secondo la giornalista, Berlusconi avrebbe incontrato un famoso blogger al quale avrebbe chiesto assistenza in questa nuova operazione mediatica.

Nella blogosfera si è scatenata una febbrile caccia all'uomo.

Tra i maggiori sospettati ci sono le "blogstar".

Gianluca Neri (Machianera) ha già fatto sapere di non essere lui il blogger di Silvio. D'altronde con tutta la moneta che ha fatto con Clarence non avrebbe bisogno di sputtanarsi come consulente del signor B.

Massimo Mantellini (Manteblog) oltre a render noto di non aver ricevuto alcun contatto dall'entourage di Berlusconi, afferma "se la notizia non e' una bufala la cosa piu' probabile e' che Silvio esattamente come fa quando arruola parlamentari e senatori, abbia fatto un giro dalle parti di pubblitalia (se esiste ancora), piu' che fra i corridoi di Mondadori".

In effetti perchè il cavaliere dovrebbe andare a pescare nel mare magnum della grande rete quando in casa ha un tipo come Marco Mazzei, il responsabile dei siti web della Mondadori, autore della definizione italiana di blog, la persona che ha portato in rete due testate tradizionalissime come Grazia e Panorama.

Lo stesso Mazzei, però, fa sapere dal suo blog personale "non ho incontrato Berlusconi: Elena Marco sulla Stampa parla evidentemente di qualcun altro. Però mi piacerebbe".

Nel frattempo, quando la vicenda inizia ad assumere tinte sempre più fosche (lo so che non c'entra un cazzo questa locuzione, però la volevo usare, da un tono di giornalista figo!!!), dal sito degli amici di Noantri,  arriva una svolta: "Sabato siamo a pranzo con Silvio". Il duo romano sembrerebbe aver catturato l'attenzione del cavaliere grazie ad una poesia apparsa qualche settimana fa sul loro blog.

Che sia vero? In questi giorni di bufale colossali ne abbiamo viste diverse, da ultimo quella dei ragazzi di Giornalettismo. Che anche quelli di Noantri abbiano voglia di scherzare un pochino?

Chissà, intanto la caccia continua....


 

 

categoria: cazzate, roma, satira, blogosfera
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scritto da dottorTroy il mercoledì, 20 giugno 2007,15:41

Oggi è uno di quei giorni in cui vorrei distruggere il mondo con un rutto. Resuscitare i più crudeli serial killer della storia e metterli sulle tracce di alcuni vip nostrani. Anna Falqui ad esempio.

Anna è una gran bella gnocca. Alta, bionda, con tutte le cose al posto giusto. Diventata famosa grazie alle sue generossime tette siliconate, la bella Italo-finlandese nel corso degli anni è passata dai calendari alle fiction, con qualche puntatina persino sul grande schermo.

Oggi la dottoressa Anna Fachi (si perchè nel frattempo si è pure laureata, a San Marino!!) dalle autorevolissime colonne gossippare di "Chi" (?) afferma che Ricucci gli ha portato una gran sfiga, che da quando stanno insieme più nessuno la cerca per farla lavorare.

Ricapitoliamo brevemente la storia di questo pilastro dello spettacolo italiano.

La Falqui ebbe il suo esordio magico in uno spot con Paolo Villaggio, diretto da Fellini. Terminate le riprese il primo comico cadde in profonda depressione, il regista smise di fare spot (e di li a poco morì).

In seguito, la fragile Anna svallettò sul palco di Sanremo facendosi apprezzare più per gli ululati da performance erotica col fidanzato Fiorello e per le gaffes (“Sta succedendo di tutto sotto la mia gonna”) che per altro. Per lo showman iniziò il periodaccio; per Baudo l’inizio della fine (ma essendo Baudo un highlander immortale, s’è ripreso in fretta).

Altro episodio. Brno, 1998. Anna investe sul centauro perfetto Max Biaggi, nuovo boyfriend; e Biagi investe il proprio talento. Investe non “sul” proprio talento, ma “il” proprio talento, nel senso che lo fa rotolare in pista, lo arrota, lo fa a sfilacci e comincia a perdere le gare. I due si lasciano, e Max torna a vincere.

Nel ‘99-2000 Anna promette uno spogliarello Olimpico alla Lazio campione d’Italia; lo strip mozza il fiato. Dall’anno dopo mozzate anche le ambizioni degli aquilotti. Nel 2001 Anna è ospite del Satyricon di Daniele Luttazzi, e si sa com’è finita. Nel 2002 Anna decide di tornare agli spot: gira uno spot d’autore per una banca. Una a caso. La Popolare di Lodi ( come dicevano Totò e Peppino, “E ho detto tutto…”).

Nel 2005 si sposa con Ricucci, profondamente convinta che di sbagliato il suo Stefano abbia solo la pettinatura… Sappiamo tutti come è andata finire.

Cazzo, dopo questa serie di catostrofi la tipa ha pure il coraggio di lamentarsi?

 

scritto da dottorTroy il domenica, 17 giugno 2007,22:02
Credo di essere sul punto di impazzire. O forse no. Probabilmente sono semplicemete affetto da quella che la mia fidanzata chiama "la sindrome della somatizzazione letteraria".
Non sono sicuro che esista una simile patologia tra le affezioni della psiche umana, ma - per uno strano scherzo della mia mente - quando leggo un romanzo non riesco ad esimermi dall'immedesimarmi con il protagonista.
Considerato che gli ultimi quattro libri che ho letto sono stati nell'ordine "American Psycho", "Un estraneo al mio fianco", "Il vangelo secondo Gesù Cristo" e "Gesù di Nazareth", potete immaginare quale cazzo di scizofrenia abbia contraddistinto il mio comportamento negli ultimi due mesi.
Due serial killer e uno che si credeva dio. Tre pazzi.
Cazzo è un miracolo che sia ancora vivo e in libertà!!
categoria: letteratura, cazzate, satira, scemenze
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Michel Petrucciani - Looking up

scritto da dottorTroy il venerdì, 15 giugno 2007,23:14


C'era una volta un genio. Non era bello, se per bello si intende il tipo di uomo che campeggia sulle copertine delle riviste.  Il suo corpo era deforme. Alla nascita i medici gli avevano disgnosticato l'"osteogenesis imperfecta", la sindrome delle ossa di cristallo, una rara malattia genetica che impediva alle ossa di svilupparsi, non all'anima.
Michel non ci mise molto a capire che per viaggiare lontano non erano necessarie gambe robuste, che per farsi sentire non servivano polmoni forti, bastava solo un po' di fantasia e uno strumento musicale. Meglio se pianoforte. L'infanzia trasorsa insieme  a
Liszt, sognando sulle note di un notturno di  Chopin o turbato dalla violenza di Rachmaninov. A tredici anni il primo concerto da professionista.
Poi un giorno, per sbaglio, un disco di Duke Ellington. Tutti i confini cedettero, non c'era più alcun limite al genio. Se con una ventina di lettere Dante fu in grado di comporre la Divina Commedia, pensate a quello che si può tirar fuori dagli 88 tasti di uno Steinway.
Ti siedi davanti al tuo strumento, la tua appendice, il prolungamento della tua anima e alzi lo sguardo verso il cielo (looking up) e, senza pensarci troppo, finisci per farti una risata. In fin dei conti la vita, nel suo assurdo dipanarsi, è un'esperienza meravigliosa per poter essere sprecata.
Odio gli addi Michel. Arrivederci grande genio.
categoria: musica, jazz
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No more gay: basta froci!

scritto da dottorTroy il venerdì, 15 giugno 2007,15:09

Si respira un'aria strana in città. E non dipende dalla cocaina rilevata nell'atmosfera romana dal CNR.

La coincidenza tra più eventi di particolare importanza accaduti negli ultimi giorni, ha fatto emergere il lato oscuro della città. Un sentimento di strisciante di nostalgia fascista, che misto ad una profonda ignoranza, da adìto, ciclicamente, a certi rigurgiti che meriterebbero di restare seppelliti sotto le macerie della storia.

Episodio n. 1 - fuori casa mia

Apro la finestra della mia camera da letto e, affacciatomi per vedere quali fossero le condizioni meteo, la mia attenzione è stata catturata da un manifesto di Forza (?) Nuova (?) a carattteri neri su sfondo bianco che recitava "No more gay: basta froci".

Mi sono fatto una risata e sono andato al bar in piazza a fare colazione.

Il barista mi prepara il solito cappuccino e mi dice:

Hai visto i manifesti?  

Quali?

Come quali, quelli de Forza Nuova. Era ora che qualcuno se facesse "rode"!! Nun se ne pò più co' tutti sti' froci. Ce sta solo in Italia sto' schifo. Ma che me significa sta' pagliacciata de sfilata. Io nun l'ho mai votati quelli de Forza Nuova, ma alle prossime elezioni se se presentano li voto!!

Mentre mi diceva questo si erano accostati al bancone altri avventori. Alcuni di questi annuivano con la testa. Uno di questi, forte del consenso della platea ad un certo punto afferma:"Mo ce vonno fa crede pure che li froci nun so malati!! Quella è gente zozza, lo sanno tutti che so loro che hanno portato l'AIDS".

Finisco il cappuccino e me ne vado. Non provo nemmeno a discutere, è prima mattina, le mie sinapsi sono lente e, soprattutto, so che a lavar la testa all'asino si perde tempo e sapone.

Episodio n.2 - In Tribunale

Attendo che il Giudice chiami la mia causa. Nel frattempo due persone, con in mano una copia di uno di quei quotidiani che danno gratis per strada,  discutono sulla scritta apparsa nei pressi di Castro Pretorio del seguente tenore "Bentornato capitano Priebke", il tutto contornato con una svastica, giusto per non sbagliarsi sull'autore.

Il primo: I comunisti stanno a fa un casino co' sta storia di Priebke?

Infatti, ma che male potrà mai fa un vecchio de 90 anni?

Ma che ne so io.

Capirai, mo gli ebrei faranno un casino che la metà basta. Dice che Veltroni vole accende le luci del Colosseo pe' ricordà le vittime.

Ma che poi, io non capisco na' cosa. Che c'appizzamo noi italiani co' la storia dei nazisti de Auschwitz. Se questo ha ammazzato qualcuno, a parte che c'era la guerra, ma lo dovrebbero processà in Germania. 

Mi sento in imbarazzo dinanzi alle affermazioni di questi signori. Decido di intromettermi nella discussione per rilevare che Priebke è stato condannato per la sua partecipazione al massacro delle Fosse Ardeatine, che è un criminale di guerra, che non si è mai pentito per quello che ha fatto, che ha molti estimatori in Italia e soprattutto a Roma e che non è il caso di consentire ad una persona del genere di tornare alla vita pubblica.

Non faccio nemmeno in tempo ad aprire bocca che viene chiamata la mia causa.

Meglio così.

categoria: politica, roma, sfogo
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